LO SCIÀ DI PERSIA

Argento alla Fina Development Trophy per l’Iran di Paolo Malara, che ha risvegliato gli entusiasmi nella vecchia Persia.

Ha vinto tutte le partite del torneo tranne una. Quella decisiva. Poco male: la qualificazione alla finalissima non era passata inosservata, sui quotidiani e sulle agenzie di stampa nazionali. Paolo Malara, ex ct del Settebello, guida la nazionale iraniana di pallanuoto maschile al secondo posto della terza FINA Water Polo Development Trophy, competizione riservata a dodici selezioni nazionali provenienti dall’Africa, dalle Americhe e dall’Asia. Dalle aree, insomma, in cui la pallanuoto non ha ancora raggiunto la notorietà acquisita in Europa ed in pochissimi altri paesi fuori del Vecchio Continente.

Dopo aver fatto svolgere le prime due edizioni in Kuwait, nel 2007 e nel 2009, il massimo organo mondiale degli sport acquatici decide di far ospitare la terza a Dammam, in Arabia Saudita. Ci sono i padroni di casa. Ci sono Algeria, Marocco e Tunisia, nonostante i tumulti di inizio anno nell’Africa mediterranea. Ci sono i campioni in carica del Kuwait. C’è anche Singapore, che ha destato scalpore ai Giochi asiatici per i copricostumi “osè”. E c’è pure l’Iran, dallo scorso marzo allenato da Paolo Malara, già alla guida delle nazionali francese e italiana.

I persiani vengono inseriti nel girone A: devono vedersela con Trinidad & Tobago (terzi due anni fa), Kuwait, Antille Olandesi, Tunisia e Marocco. Non sbaglia un colpo il settebello di Malara: incoraggiante esordio per 14-9, sofferto successo (7-6) sui detentori del trofeo, vittoria roboante per 15-5. Dopo il tranquillo 14-10 rifilato alla Tunisia, la finalissima è ormai ad un passo: nell’ultima giornata c’è da affrontare il Marocco, ultimo nel girone, a secco di punti. Malara, tecnico di esperienza, mantiene alta l’attenzione dei suoi giocatori: niente braccino corto, Marocco sconfitto con un secco 19-3. Per l’Iran è la prima finale di una competizione internazionale dal 1974, anno in cui vinse i Giochi asiatici.

Tra i giovani ragazzi guidati da Malara e la medaglia d’oro c’è l’Arabia Saudita. Che ha, dalla sua parte, il fattore campo. In acqua è sfida vera: finisce 4-4, si va ai supplementari e poi ai rigori. Dove i sauditi si rivelano più freddi, più precisi. Per il settebello persiano, andato per l’occasione in pellegrinaggio a La Mecca, è comunque il miglior risultato di sempre dopo la sopraccitata vittoria ai Giochi asiatici. Dopo anni di cocenti delusioni, vedi la mancata qualificazione proprio alla recente rassegna continentale e l’ultimo posto in Coppa FINA ad Oradea, ecco un argento reso ancor più scintillante dal solo mese di lavoro avuto a disposizione da coach Malara e dall’assenza dell’astro nascente Nima Khoshbakht per problemi di visto. E c’è pure la “benedizione” di Niculae Firoiu, membro del Comitato tecnico della FINA e vecchia gloria della pallanuoto rumena. Che i fasti dell’antico impero persiano siano destinati a rivivere – almeno nel panorama asiatico – nel settebello di Malara?

IL GIORNO DOPO LA RIVOLUZIONE

Caduto il regime di Mubarak, il calcio egiziano cerca di rimettersi in gioco. E intanto il resto del nord Africa continua a bruciare.

Piazza Tahrir si svuota. Torna alla normalità. A un mese dall’inizio della rivolta del Cairo e a una decina di giorni dalle dimissioni rassegnate dal presidente Hosni Mubarak, l’Egitto cerca di tornare sui binari soliti della vita quotidiana. Molti dei giovani coinvolti nelle proteste e negli scontri erano tifosi di calcio: fianco a fianco, uniti dalla volontà di rovesciare il regime trentennale dell’Ultimo Faraone, hanno protestato tifosi dell’al-Ahly e dello Zamalek, squadre cittadine del Cairo la cui rivalità è spesso sfociata in episodi di violenza. Dovranno attendere ancora prima di riversarsi di nuovo negli stadi, visto che probabilmente il resto del campionato verrà disputato a porte chiuse. C’è da chiedersi se, una volta di nuovo sulle gradinate, le due tifoserie continueranno ad essere solidali dopo aver combattuto spalla a spalla contro il regime, o se torneranno ad odiarsi con violenza.

Hassan Shehata è conosciuto come el-Embrator, l’Imperatore. Il suo è un Impero calcistico: nel 2004 ha preso le redini della nazionale di calcio egiziana da Marco Tardelli, portandola alla vittoria in Coppa d’Africa tre volte di seguito, nel 2006, nel 2008 e nel 2010. Un Impero che sembra però avere una data di scadenza, quella del 26 marzo, quando l’Egitto incontrerà al Soccer City di Johannesburg il Sudafrica in una gara decisiva per le qualificazioni alla Coppa d’Africa 2012. Per i Faraoni di Shehata è imperativo vincere: dopo un pareggio con il Niger e una sconfitta con la Costa d’Avorio da questa partita passano le ultime possibilità per staccare un biglietto per il torneo che si terrà tra Guinea Equatoriale e Gabon. La federazione egiziana sta tentando di far rinviare la partita a giugno per permettere al campionato, sospeso il 27 gennaio, di riprendere con regolarità: una decisione simile è già stata presa dalla FIFA con il rinvio, per motivi di ordine pubblico, dell’incontro tra Yemen e Singapore in seguito alle proteste in corso nello stato arabo per rovesciare il regime del presidente Ali Abdullah Saleh, in carica dal 1978.

La mancata qualificazione alla Coppa d’Africa potrebbe essere il colpo di grazia per il commissario tecnico, già criticato per il suo bigottismo religioso (“Faccio sempre il possibile per assicurarmi che chi veste la maglia dell’Egitto sia pio e in buoni rapporti con Dio”, dichiarò in un’occasione) e ora sotto accusa per la sua partecipazione alle manifestazioni in sostegno a Mubarak. Shehata si è difeso sostenendo che difendeva la stabilità e la tranquillità dell’Egitto e che non era spinto da sentimenti di odio per il popolo di piazza Tahrir: quello che gli premeva era che il campionato potesse riprendere con regolarità. Non è bastata come giustificazione ai manifestanti, che hanno inserito il commissario tecnico nella lista nera dei nemici della Rivoluzione. Su un commento postato sul quotidiano online Ahmad dall’utente Waleed si legge: “Hai insultato i giovani che ti avevano sostenuto nella conquista delle tre coppe. Ti sei schierato in favore della tirannia e contro la libertà. È tempo che tu ti faccia da parte, mentre noi abbiamo ancora nel cuore i ricordi e l’ammirazione per i traguardi che hai raggiunto. La libertà viene prima dello sport, capitano Hassan”.

Nel frattempo la federazione sta muovendosi per organizzare un’amichevole della nazionale contro la Tunisia. Quella tra Egitto e Tunisia è stata una rivalità che non ha mai mancato di infiammarsi con episodi violenti. In ottobre undici tunisini erano stati arrestati per vandalismo e attacchi ai danni della polizia dopo un incontro tra l’al-Ahly e l’Esperance di Tunisi. Come i tifosi egiziani, anche i supporter tunisini sono stati in prima linea nelle proteste che hanno portato alla fuga del presidente Zine El-Abidine Ben Ali: la partita non ha ancora una data, ma è già stata soprannominata il derby dei rivoluzionari. La partecipazione del popolo del calcio alle rivolte è stata una costante dell’incendio che ha colpito il nord Africa e il medio Oriente. I tifosi sono scesi in piazza, oltre che in Egitto e Tunisia, anche in Algeria, Libia, Sudan, Giordania e Iran. Le autorità di Algeri, Tripoli, Teheran e il Cairo hanno tutte ricorso alla sospensione dei campionati e alla cancellazione degli impegni internazionali delle squadre locali per ragioni di ordine pubblico e per cercare di disinnescare le proteste. In Iran l’allenatore portoghese Carlos Queiroz, pronto a prendere la guida della squadra nazionale, ha fatto un passo indietro per “comprendere meglio il clima politico iraniano”.

Il primo importante passo per la normalizzazione in Egitto è arrivato pochi giorni fa: domenica i club si sono riuniti per formalizzare al Consiglio Supremo delle Forze Armate la richiesta di far riprendere il campionato terminando la stagione a porte chiuse e con le retrocessioni bloccate. Il campionato è fermo dal 27 gennaio e nel frattempo è stata cancellata la Coppa d’Egitto e la FIFA ha posto come condizione per la ripresa dell’attività che fosse ristabilito l’ordine e che l’accordo tra i club fosse unanime. Un segnale di ripresa è stato l’inizio di un’investigazione per corruzione all’interno della EFA (Egyptian Football Association) che coinvolgerebbe anche il presidente federale Samir Zaher e Hassan Shehata, el-Embrator. In marzo la lega dovrebbe riprendere, ma non sarà facile capire come cambieranno i sentimenti della popolazione nei confronti delle squadre. Secondo Piers Edwards della BBC, dopo la Rivoluzione gli egiziani saranno meno propensi ad accettare che alcuni enti governativi investano nei club sportivi, come avviene per le squadre al-Jaish, Harras al-Hadoud e Ittihad al-Shorta, sostenute rispettivamente dalle guardie di frontiera, dall’esercito e dalla polizia.

Come se non bastasse, l’atteggiamento di freddezza mantenuto dal calcio nei confronti del movimento di piazza Tahrir ha sollevato diverse critiche da parte dei manifestanti. Lo Zamalek, per esempio, è considerata una squadra tradizionalmente vicina alle sfere del potere in Egitto, opinione che è stata rafforzata dall’adesione dei dirigenti della squadra Ibrahim e Hossam Hassan e delle stelle Shikabala e Mido alle manifestazioni controrivoluzionarie. Tra le personalità che si sono esposte in supporto alla Rivoluzione invece figurano Nader el-Sayed, ex portiere dello Zamalek con oltre cento presenze in nazionale, coinvolto in prima persona alle dimostrazioni di piazza Tahrir. Parole di sostegno sono arrivate anche dall’allenatore portoghese dell’al-Ahly Manuel José, che ha chiesto pubblicamente scusa per essere tornato in Portogallo e non aver contribuito alla causa donando sangue alle vittime degli scontri. Per riguadagnare l’approvazione dell’opinione pubblica, i club hanno acconsentito a tagliare il 25% degli stipendi dei giocatori per devolverli alle famiglie delle vittime.

La prima partita di calcio dell’Egitto post-rivoluzionario sarà disputata domenica: lo Zamalek affronterà allo stadio dell’Accademia Militare del Cairo i kenyoti dell’Ulinzi Stars, in una gara valida per i preliminari della Champions League africana. Nella gara d’andata gli egiziani avevano espugnato Nakuru portando a casa una vittoria 4-0, per poi trovarsi impossibilitati a disputare il turno di ritorno per via dello scoppio della rivolta. Le autorità militari, dopo diversi tentennamenti, hanno autorizzato lo svolgimento della partita. Una delle opzioni prese in considerazione dalla dirigenza dello Zamalek era stata lo spostamento dell’incontro in campo neutro in Libia. Una proposta poco felice, visto il rapido degenerare degli eventi nell’ex colonia italiana: le rivolte contro il leader libico Muammar al-Gaddafi hanno portato il paese in una situazione di guerra civile aperta. Secondo il sito Mideastsoccer a capeggiare la repressione nella città di Bengasi, roccaforte dei ribelli, sarebbe Sa’adi al-Gaddafi, il figlio del colonnello, personaggio che ha legato il suo nome al calcio in diversi modi: come dirigente della Juventus, come presidente della federcalcio libica e come giocatore con due brevi presenze in serie A, con le maglie di Perugia e Udinese, intervallate da una squalifica per doping. L’ultimo tesseramento italiano di Sa’adi al-Gaddafi è stato stipulato con la Sampdoria del petroliere ERG Riccardo Garrone, ennesimo esempio di una carriera pilotata più dagli interessi nei combustibili fossili che dal talento sportivo. Sarebbe stato proprio l’attaccante ed ex capitano della nazionale libica a disporre i bombardamenti del regime contro i suoi stessi cittadini, in una brutale repressione costata oltre seicento vittime.

PALLANUOTO: LA SERBIA TRIONFA ANCHE IN COPPA FINA E GUARDA A ZAGABRIA

A un mese dagli Europei di Zagabria la Serbia fa piazza pulita di World League e Coppa FINA

A due settimane dalla vittoria in World League la Serbia si aggiudica anche la Coppa FINA, battendo 13-7 in quella che potrebbe essere la finale degli Europei che si terranno a Zagabria tra meno di un mese. La formazione serba si è rifatta della sconfitta patita dai croati durante la fase preliminare soprattutto grazie all’ottima partenza nella prima frazione di gioco: sono Živko Gocić e Vanja Udovičić, con due reti a testa, a fissare il primo parziale sul 4-0 per la Serbia. Partita chiusa, visto che la squadra allenata da Ratko Rudić non riesce più ad avvicinarsi ai propri avversari, che amministrano tranquillamente il match: il passivo minimo è il -3 con cui si chiude la seconda frazione e la nervosa e poco concentrata Croazia perde per espulsioni definitive Burić, Dobud e Bušlje nel corso della terza frazione di gioco. Migliori marcatori del match i serbi Gocić e Udovičić, oltre a Filip Filipović e al croato Sandro Sukno, tutti a segno tre volte.

1 agosto 2010
CROAZIA – SERBIA 7-13
(0-4; 3-2; 3-5; 1-2)
Oradea (ROU)

CROAZIA: Brica, Burić, Bošković, Dobud, Joković, Karač 1, Muslim, Bušlje 2, Sukno 3 (1 rig), Barač 1, Hinić, Buljubašić, Pavić.

SERBIA: Soro, Avramović, Gocić 3, V.Udovičić 3, Vapenski, D.Pijetlović 2, Nikić, Aleksić, Miličić, Filipović 3, Prlainović, Mitrović 2, G.Pjetlović.

ARBITRI: Goldenberg (USA) e Koganov (Aze)

NOTE: superiorità numeriche Croazia 5/14 + 1 rig Serbia 7/12. Espulsioni definitive prima del terzo fallo per Burić e Dobud (CRO) nel III° periodo. Espulsioni definitive per limite di falli per Bušlje (CRO) nel III° periodo e per Prlainović (SRB) nel IV° periodo.

Nella finale di consolazione la Spagna ha sconfitto gli Stati Uniti per ottenere il terzo piazzamento in classifica: un 12-8 che ha visto la Spagna trovare il vantaggio dopo un minuto e venti secondi e mantenerlo fino alla fine, grazie alle quattro reti di Xavier García, capocannoniere del torneo, e alla tripletta di Albert Español. La Romania invece si è piazzata al quinto posto battendo l’Australia in una finale che valeva anche un posto per i Mondiali di Shangai dell’anno prossimo. Dopo un primo quarto in parità, i rumeni hanno iniziato ad allungare a metà del secondo periodo anche grazie ai tre rigori concessi dagli australiani. Mattatore della giornata Andrei Iosep, mancino del Latina a segno tre volte, due delle quali su rigore, mentre per gli australiani ha segnato tre reti Sam McGregor, anche lui marcando un rigore nell’ultimo minuto di gioco. Infine, l’Iran non è riuscito ad arginare neanche la Cina ed è uscito sconfitto 20-5 nella finale per il settimo posto. I cinesi hanno marcato quattro reti con Guo, mentre Wang Yang e Han hanno messo a segno una tripletta ciascuno.

Damiano Benzoni

PALLANUOTO: FINALE TUTTA JUGOSLAVA IN COPPA FINA

Finale tutta balcanica in Coppa FINA: possibile antipasto della finale europea di Zagabria?

La finale di Coppa FINA sarà Croazia – Serbia. Le due balcaniche si sono imposte rispettivamente su Stati Uniti e Spagna, mentre Romania e Australia, dopo aver battuto Iran e Cina, si sfideranno per la parte bassa del tabellone, che mette anche a disposizione un posto di qualificazione ai Mondiali previsti per l’anno prossimo a Shangai.

Buoni risultati li sta dando la Croazia di Ratko Rudić che tra un mese ospiterà gli Europei a Zagabria. Per loro seconda vittoria contro gli Stati Uniti, già battuti nella terza giornata. Sono i croati a partire meglio, con un parziale nella prima frazione di gioco di 3-1. Poi gli Stati Uniti si fanno coraggio e, con le triplette di Azevedo e Bailey, colmano lo svantaggio fino a raggiungere i croati sull’8-8 all’inizio del quarto periodo. Per i croati i mattatori sono Joković, autore di una tripletta, e Bošković, a segno quattro volte. Sono loro le tre marcature croate della quarta frazione, che permettono agli uomini di Rudić di agguantare un successo per 11-9 e di strappare l’accesso alla finale.

Partita ancora più equilibrata tra Serbia e Spagna: si va avanti punto-punto, nessuna squadra riesce a piazzare l’allungo nelle prime due frazioni di gioco (da notare il pareggio 4-4 della Spagna all’ultimo secondo del primo quarto con Xavier García). Il primo doppio vantaggio della partita arriva nel terzo quarto, grazie a due marcature di Andrija Prlainović da cui gli spagnoli non si riprendono più. Alla fine del terzo quarto i serbi sono avanti di una rete, e l’ultimo periodo vede un solo gol messo a segno, quello di Filipović che suggella il 12-10 finale. Mattatori del match lo spagnolo Xavier García (tripletta) e il serbo Prlainović, autore di quattro reti.

Nella parte bassa del tabellone va tutto come previsto: gli australiani, dopo aver piazzato un parziale di 4-1 nella prima frazione di gioco, si limitano ad amministrare il vantaggio fino al 10-6 finale, mentre i rumeni travolgono il malcapitato Iran per 24-6, fermando l’opera di demolizione solo nel quarto quarto, dopo aver registrato un parziale di 9-1 nella terza frazione di gioco. A segno ben sei volte Tiberiu Negrean, che scippa la testa della classifica cannonieri al croato Sandro Sukno, a secco per la prima volta da inizio torneo. Quattro le realizzazioni di Nicolae Diaconu e tripletta per Mihnea Chioveanu. Degli undici giocatori di movimento della squadra di Kovacs, solamente Busila non è andato a segno nel corso del match.

Saranno due finali importanti in prospettiva: Serbia – Croazia potrebbe essere un assaggio della finale del prossimo 11 settembre agli Europei di Zagabria, mentre Romania e Australia vorranno staccare, nella finale per il quinto posto, un biglietto per il Mondiale di Shangai.

Semifinali 1-4 posto

STATI UNITI – CROAZIA 9-11
(1-3; 2-3; 4-2; 2-3)
Oradea (ROU)

STATI UNITI: Moses, Varellas, Sharf, Powers 1, Wright 1, Tyrrell, Hopkins, Azevedo 3 (1 rig), Bailey 3, Hutten, Smith, Corcoran 1, Stevens.

CROAZIA: Pavić, Burić, Bošković 4, Dobud 1, Joković 3, Karač, Muslim, Bušlje 1, Sukno, Barač 2, Hinić, Buljubašić, Brzica.

ARBITRI: Alexandrescu (ROU) e Hart (AUS)

NOTE: superiorità numeriche Stati Uniti 3/7 + 1 rigore, Croazia 5/10. Espulsione definitiva per limite di falli per Smith (USA) nel IV periodo di gioco.

SERBIA – SPAGNA 12-10
(4-4; 3-3; 4-3; 1-0)
Oradea (ROU)

SERBIA: Soro, Avramović, Gocić, V.Udovičić 2, Vapenski, D.Pijetlović 1, Nikić 2, Aleksić, Miličić, Filipović 2, Prlainović 4, Mitrović 1, G.Pijetlović.

SPAGNA: I.Aguilar, M.García, Martín 1, Szirányi, Molina 1, Minguell 1, Gallego, Español 2, Vallés 2, Perrone, Mallarach, X.García 3, Lopez.

ARBITRI: Cabral (BRA) e Koganov (AZE)

NOTE: superiorità numeriche Serbia 2/6 Spagna 2/7 + 2 rigori.

Semifinali 5-8 posto

Australia – Cina 10-6 (4-1; 2-2; 1-2; 3-1)
Romania – Iran 24-6 (4-1; 8-3; 9-1; 3-1)

OGGI IN VASCA
10:00 SETTIMO POSTO Iran – Cina
11:30 QUINTO POSTO Romania – Australia
16:00 TERZO POSTO Stati Uniti – Spagna
17:30 PRIMO POSTO Croazia – Serbia

Damiano Benzoni

STATI UNITI E SERBIA SBARRANO LA STRADA A ROMANIA E AUSTRALIA

Stati Uniti, Croazia e Spagna si qualificano ai Mondiali insieme alla Serbia, mentre Romania e Australia restano in lotta per un altro slot.

Fuori la Romania e l’Australia, dentro Serbia e Stati Uniti: questo il verdetto dei quarti di finale della Coppa FINA che hanno definito la composizione del tabellone alto e del tabellone basso del torneo. Restano quindi Stati Uniti, Croazia, Serbia e Spagna in lotta per il titolo e qualificate ai Mondiali di Shangai del prossimo anno. Nel tabellone basso invece occhi puntati su Australia e Romania che, con ogni probabilità, si scontreranno in una finale per il quinto posto con più argomenti del tabellone alto, visto che definirà quale tra le due squadre staccherà un pass per Shangai.

Nessun problema per Croazia e Spagna, impegnate rispettivamente contro l’Iran e la Cina. L’Iran per la quarta volta consecutiva affonda sotto oltre venti reti (sono 101 quelle subite finora dai persiani durante il torneo) e sotto i parziali di 6-0 e 8-1 dei primi due quarti. Per la nazionale di Rudić in meta quattro volte Bošković e il solito Sukno. La Spagna chiude la prima frazione di gioco in svantaggio per 2-1 contro i cinesi, per poi piazzare un allungo di 5-1 nel secondo quarto e amministrare senza problemi il match fino all’11-5 finale.

Più equilibrati gli altri due quarti di finale: la Serbia allunga nel secondo quarto e mantiene l’Australia costantemente a distanza di sicurezza, portandosi perfino a +5. In evidenza di nuovo Udovičić, protagonista dell’allungo decisivo, e Aleksić, autore di tre reti. Gli Stati Uniti faticano molto di più contro una Romania tenace, che riesce a imporre il pareggio a fine del terzo quarto. Solo nell’ultima frazione di gioco gli Stati Uniti si impongono nettamente, con un parziale di 5-3, e portano a casa una partita segnata dalle individualità dei rumeni Negrean e Iosep (4 reti a testa) e degli statunitensi Bailey (4 reti), Azevedo e Hutten (3 reti a testa).

QUARTI DI FINALE
Australia – Serbia 9-12
Romania – Stati Uniti 12-14
Spagna – Cina 11-5
Iran – Croazia 2-23

OGGI IN VASCA
Semifinali 5-8 posto

15:30 Australia – Cina
17:00 Romania – Iran

Semifinali 1-4 posto
18:30 Stati Uniti – Croazia
20:00 Serbia – Spagna

Damiano Benzoni